La Riforma. Presidente della Repubblica e Corte costituzionale: ecco cosa cambia

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Il nuovo giudice della Corte costituzionale Franco Modugno e il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.
(Il nuovo giudice della Corte costituzionale Franco Modugno e il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Credits foto: Youtube)

Estensione, da vero “cane da guardia del potere”, ha deciso di dedicare al referendum costituzionale che si terrà il prossimo 4 dicembre una particolare attenzione, consci dell’importanza storica dell’avvenimento e della necessità di una sensibilizzazione per un voto consapevole: durante i mesi che ci separano dal voto verrà pubblicata una serie di articoli che approfondirà i più importanti temi oggetto della revisione costituzionale. La quarta intervista di questo “percorso democratico” concerne le modifiche delle norme costituzionali riguardanti il Presidente della Repubblica e la Corte costituzionale. Ne discutiamo con l’avvocato Giuseppe Bergonzini, professore di Diritto pubblico dell’Università di Padova.

1) Quali sono le principali innovazioni contenute nel titolo secondo della Costituzione, riguardante il Presidente della Repubblica?

La novità più significativa riguarda il quorum per l’elezione del Presidente della Repubblica: non parteciperanno più al Parlamento in seduta comune i delegati regionali (si presuppone che il nuovo Senato sia già in grado di garantire adeguata rappresentanza alle Regioni – vedi intervista 1); cambia la maggioranza, perché dopo il terzo scrutinio non basta più la maggioranza assoluta (50% + 1), com’è previsto ora, ma saranno necessari i tre quinti dei componenti (60% nel quarto, quinto e sesto scrutinio). Dal settimo scrutinio in poi è richiesta la maggioranza dei tre quinti dei “votanti” (e non più dei componenti). L’idea di fondo è quella di avvicinare la maggioranza richiesta per l’elezione del Presidente della Repubblica a quella prevista per l’elezione degli altri organi di garanzia nominati dal Parlamento (un terzo dei componenti del Consiglio superiore della magistratura e della Corte costituzionale), rendendo necessaria una larga condivisione sul candidato Presidente. L’elezione del Presidente diviene dunque più difficile; secondo alcuni, addirittura troppo: basti pensare al colpevole ritardo con cui sono stati recentemente eletti i giudici costituzionali di nomina parlamentare.

Vi sono, poi, diverse nuove regole di dettaglio che riguardano il Presidente della Repubblica: quest’ultimo, in caso di impedimento, è sostituito dal Presidente della Camera dei deputati, e non più dal Presidente del Senato, il quale assume, invece, la direzione del Parlamento in seduta comune: c’è, quindi, una inversione di ruoli rispetto alla Costituzione vigente.

Il potere presidenziale di scioglimento delle camere sarà, invece, limitato alla sola Camera dei deputati: il Senato, non più direttamente eletto, si rinnoverà di continuo alla scadenza del mandato di consigliere regionale (o di sindaco) dei suoi componenti (vedi intervista 1). Per sciogliere anticipatamente la Camera dovrà essere sentito, quindi, solo il Presidente della Camera dei deputati.

2) Vi sono, nel disegno di legge costituzionale, delle innovazioni che riguardano la Corte costituzionale e la sua cruciale funzione?

La prima modifica significativa è relativa alla composizione della Corte costituzionale: su 5 dei giudici di nomina parlamentare, 3 verranno scelti dalla Camera e 2 dal Senato. Quindi questi giudici costituzionali non verranno più eletti dalla Camera e dal Senato riuniti in seduta comune (come avviene ora), ma separatamente da ciascuna camera. Appena cesserà dalle funzioni il primo giudice costituzionale di nomina parlamentare, questo sarà sostituito da un giudice eletto dalla Camera; il successivo lo eleggerà il Senato, poi ancora la Camera e il Senato fino ad arrivare a pieno regime.

Viene introdotto, in secondo luogo, un giudizio di legittimità costituzionale preventivo (anteriore rispetto alla promulgazione ed all’entrata in vigore di una legge), relativo alle leggi elettorali della Camera e del Senato. Questo giudizio sarà introdotto con un ricorso diretto alla Corte costituzionale, che potrà essere proposto da 1/4 dei deputati e 1/3 dei senatori entro 10 giorni dall’approvazione della legge elettorale. La Corte dovrà pronunciarsi entro 30 giorni. A cosa serve questo tipo di giudizio? Nelle presumibili intenzioni del legislatore costituzionale, ad evitare che la Corte costituzionale giudichi sulla legittimità costituzionale di una legge elettorale a posteriori, con effetti potenzialmente destabilizzanti per la legittimazione della legislatura in corso (come avvenuto con la sentenza 1/2014: il Parlamento attualmente in carica è stato eletto sulla base di una legge elettorale dichiarata incostituzionale, il Porcellum).

3) Che valutazione d’insieme possiamo dare, dunque, sugli interventi attuati dalla riforma riguardanti gli organi di garanzia costituzionale?

Con riferimento al Presidente della Repubblica, formalmente le innovazioni sono modeste e non stravolgono particolarmente il suo ruolo; diventerà più difficile eleggerlo.

Piuttosto si potrebbe ragionare delle conseguenze che comporta la legge elettorale. Mi spiego. La nuova legge elettorale renderà più evidente (grazie al premio di maggioranza) chi “vincerà” le elezioni; quindi, anche se il potere di nominare il Presidente del Consiglio spetta al Presidente della Repubblica, difficilmente quest’ultimo potrà discostarsi da tale risultato: nominerà il candidato premier indicato nella lista vincente. Invece, nel caso di crisi di Governo in corso di legislatura, il Presidente della Repubblica vedrà immutato il suo potere di scegliere tra lo scioglimento anticipato della Camera e la nomina di un nuovo governo; la tendenza è quella di preferire la conservazione della legislatura esistente, procedendo allo scioglimento solo se non esiste alternativa. Su questo profilo non mi sembra che la riforma costituzionale incida particolarmente.

Per quanto riguarda la Corte costituzionale, sono state mosse alcune critiche alla sua nuova composizione. La prima: si sovrarappresenta il Senato rispetto alla Camera; la Camera sceglie solo 3 giudici costituzionali, il Senato addirittura 2, quando la composizione numerica di quest’ultimo è di circa 1/6. La seconda: poiché il Senato sarà rappresentativo delle istituzioni territoriali (regionali, in specie) può darsi che si crei, attraverso l’elezione di questi due giudici costituzionali, una corrente autonoma all’interno del collegio, particolarmente sensibile agli interessi locali.

La composizione attuale della Corte costituzionale è senz’altro felice; mettervi mano rappresenta, dunque, un’incognita. Tuttavia, da diverso tempo si ragiona di una possibile maggiore ispirazione regionalistica di alcuni, almeno, giudici costituzionali. Può darsi che, nella prospettiva generale dell’attuale riforma, si tratti semplicemente di un “contentino” che serve a bilanciare il deciso accentramento della competenza legislativa definito nel nuovo art. 117 Cost. (vedi intervista 6); rimane il fatto che la nomina di due giudici costituzionali è una delle funzioni più importanti del nuovo Senato. L’idea che possa esprimersi, all’interno della Corte, un maggiore dibattito sui temi del regionalismo non mi sembra così disprezzabile. Infine, si immagina sempre che la provenienza di un giudice costituzionale possa condizionarne le funzioni: molte testimonianze riferiscono, invece, che le cose non stanno così: un buon giudice costituzionale lo sarà a prescindere da chi lo ha eletto.

Un’altra critica che si è fatta, con riguardo al giudizio preventivo di legittimità costituzionale, è che sarebbe un giudizio troppo politico, perché anteriore all’entrata in vigore della legge, e sollecitato da una minoranza parlamentare. Non v’è dubbio che il giudizio di legittimità preventivo è connotato in modo significativo dal punto di vista politico; ma lo è forse meno la sentenza che ha dichiarato incostituzionale (a posteriori) il Porcellum? È uno degli esempi più chiari di supplenza della Corte costituzionale rispetto al potere legislativo ed al sistema dei partiti. Il tema della legittimità costituzionale della legge elettorale è, in ogni caso, di particolare delicatezza istituzionale.

4) Vi sono elementi tra quelli analizzati su cui la propaganda politica potrebbe “spingere” particolarmente (per il sì o per il no)?

Su queste parti della riforma, più tecniche, vedo meno spazio per la propaganda. Il “” dirà che il Presidente della Repubblica è eletto con maggioranza superiore, quindi sarà ancora più garante dell’unità nazionale. Il “no” dirà che così sarà troppo difficile eleggerlo. Sulla Corte costituzionale il “” dirà che finalmente avremo un giudizio preventivo sulle leggi elettorali, ed alcuni giudici costituzionali di ispirazione regionalistica. Il “no” dirà che non è opportuno frammentare e contrapporre le diverse componenti della Corte costituzionale, che è sbagliato sovrarappresentarvi il Senato, che il giudizio preventivo sulla legge elettorale obbliga la Corte costituzionale ad una eccessiva esposizione politica.

 

INTERVISTA 3: GOVERNO, BILANCIO, DECRETAZIONE D’URGENZA
INTERVISTA 5: GLI STRUMENTI DI DEMOCRAZIA DIRETTA

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