Verso gli Oscar 2017 – “La battaglia di Hacksaw Ridge” di Mel Gibson

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Il 24 gennaio sono state finalmente annunciate le candidature agli Oscar 2017, la cui premiazione avverrà il 26 febbraio 2017. Vista l’elevata qualità dei film in gara, Estensione ha deciso di recensire i film più interessanti tra quelli presenti nella categoria “miglior film”. La terza pellicola (dopo Arrival e La La Land) che andremo ad affrontare è “La battaglia di Hacksaw Ridge”, nuova opera di Mel Gibson, nelle sale italiane dal 2 febbraio 2017.

Titolo: La battaglia di Hacksaw Ridge
Attori: Andrew Garfield (Nomination Oscar miglior attore protagonista), Vince Vaugh, Hugo Weaving

Regista: Mel Gibson (Nomination Oscar miglior regia)
Fotografia: Simon Duggan
Montaggio: John Gilbert (Nomination Oscar miglior montaggio)
Scenografia: Barry Robison
Durata: 139 minuti
Genere: Guerra
Trailer: Clicca qui

Trama: La vera storia di Desmond Doss, primo obiettore di coscienza a ricevere la medaglia d’onore. Operò come assistente medico nella guerra mondiale, in Giappone, senza utilizzare armi in battaglia.

Giudizio: A 10 anni di distanza dal suo ultimo film, Mel Gibson torna alla regia, non senza destare numerose perplessità negli addetti ai lavori. I suoi soggetti sono spesso ambiziosi e intrisi di idealizzazioni, a volte eccessivamente sconfinanti nelle proprie convinzioni morali. “La battaglia di Hacksaw Ridge” riesce però a sovvertire molti pregiudizi che affliggevano la figura di Gibson, rivelandosi un prodotto di ottima fattura. Il film esplora la guerra in tutto il suo orrore, un orrore fisico e concreto, mai banale e sempre affliggente.

Le scene che ci vengono offerte sono molto crude e ci portano all’interno di un mondo fatto di piombo e sangue, intriso di lacrime e fango. La crudezza delle immagini non può di certo essere motivo per contestare Gibson, il quale vuole mostrarci la guerra nella sua interezza, senza risparmiare il minimo dettaglio, per quanto scabroso possa essere. La sua vuole essere una chiara denuncia nei confronti della distruzione che l’uomo ha seminato fra tutti i suoi fratelli da tempo ormai immemorabile. Lo fa attraverso la vera storia di Desmond Doss, soldato che rifiuta l’uso di qualsiasi tipo di arma.

Personaggio che viene interpretato magistralmente da Andrew Garfield, il quale dimostra una volta per tutte la sua grandissima abilità recitativa, con un’interpretazione strepitosa. Il film dimostra l’importanza dell’attaccamento ai propri ideali, in un’era come la nostra, in cui gli ideali stanno completamente perdendo di valore, a fronte di una morale sempre più tersa e compromissoria. La pellicola è intrisa di patriottismo (a volte eccessivo) e di riferimenti religiosi abbastanza accentuati. Il ruolo di Garfield si collega inevitabilmente con il ruolo di Padre Rodrigues in “Silence” di Scorsese (uscito da poco nelle sale italiane).

I due personaggi sono inevitabilmente colleganti da un nesso esistenziale, che vede i “due Garfield” prestarsi alle parole delle sacre scritture in modi diametralmente opposti, eppure così simili. I due protagonisti rispondono in maniera differente innanzi al silenzio di Dio, uno lo vede come ispirazione, l’altro come condanna. Nelle sfumature di questi personaggi si può leggere il grande lavoro che ha compiuto Andrew Gardfiel quest’anno, in cui ha dato vita a personaggi profondi e strutturalmente complessi.

La regia di Mel Gibson è comunque magistrale, e la sua nomination agli Oscar è quantomeno dovuta. Potrebbero esserci parecchie sorprese su questo fronte. Una menzione speciale va al reparto tecnico per quanto riguarda il lavoro fatto con la fotografia e con il sonoro. Un lavoro talmente buono da rendere impossibile la fuga allo spettatore, il quale è risucchiato inevitabilmente nel vortice crudele e sanguinolento della seconda guerra mondiale.

L’intera pellicola si erge infine come gigantesco monumento all’orrore della guerra, il suo obiettivo è quello di creare personaggi con il quale entrare in contatto ed empatizzare. In questo modo lo spettatore può veramente comprendere che il conflitto non si misura nei numeri e nelle statistiche, ma soprattutto nei volti delle persone. Quei volti sfregiati dall’odio e dalla sofferenza di chi un giorno, con gli occhi pieni di speranza, andò in battaglia e non ne fece mai più ritorno.

Voto: 8/10

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