Verso gli Oscar 2017 – “Arrival” di Denis Villeneuve

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Il 24 gennaio sono state finalmente annunciate le candidature agli Oscar 2017, la cui premiazione avverrà il prossimo 26 febbraio. Vista l’elevata qualità dei film in gara, Estensione ha deciso di recensire i film più interessanti tra quelli presenti nella categoria miglior film”. La prima pellicola che andremo ad affrontare è Arrival, thriller fantascientifico di Denis Villeneuve, uscito il 19 gennaio nelle sale italiane.

Titolo: Arrival
Attori: Amy Adams, Jeremy Renner, Forest Whitaker
Regista: Denis Villeneuve (Nomination Oscar miglior regia)
Fotografia: Bradford Young (Nomination Oscar miglior fotografia)
Colonna sonora: Johann Johannsson
Sceneggiatura: Eric Heisserer (Nomination Oscar miglior sceneggiatura)
Montaggio: Joe Walker (Nomination Oscar miglior montaggio)
Scenografia: Patrice Vermette (Nomination oscar miglior scenografia)
Durata: 116 minuti
Genere: Fantascienza
Trailer: Clicca qui

TRAMA: Dodici misteriose navicelle aliene appaiono in varie parti del mondo, l’esperta linguista Louise Banks (interpretata dalla eccellente Amy Adams) affronta la sfida più difficile della sua carriera, stabilire un contatto con i nuovi visitatori.

GIUDIZIO: Ci si chiede se il mondo del cinema avesse davvero bisogno di un altro film riguardante un’invasione aliena. Dopo decine di pellicole (molte delle quali ripetitive e scontate) su questo tema, si avvertiva la necessità di qualcosa di nuovo. Affrontare un soggetto simile senza cadere nello scontato era sicuramente impresa ardua, ma Denis Villeneuve (“Prisoners”, “Sicario”, “Enemy”) sembra esserci, di fatto, riuscito. Da un punto di vista tecnico il film è encomiabile, tutti i reparti svolgono un lavoro eccezionale, che trova nella maestria del direttore della fotografia (Bradford Young), il suo punto massimo.

Il film, più che seguire i normali canoni del genere fantascientifico, si orienta più su di un filone di tipo esistenzialista/antropologico. Le navi aliene sembrano il pretesto per raccontare una storia più profonda, dai contorni ambigui e di difficile definizione. Il linguaggio, come ci è stato tramandato nei secoli è di matrice puramente umana, un costrutto della mente dell’uomo, che parte da radici ben definite. Se quelle radici vengono rimosse, la comunicazione diventa ardua, le regole in gioco cambiano. L’opera di Villeneuve verte molto su questo, su nuove frontiere raggiungibili attraverso forme di comunicazione alternative, sconosciute all’essere umano, che possono elevarlo dal punto di vista spirituale e intellettuale. Rivoluzionare il nostro modo di comunicare può rivoluzionare il nostro modo di concepire il mondo, la conoscenza, il tempo.

Il film ci lascia con tante domande, con un destino incompiuto, quasi incompreso. L’amaro e il dolce si confondono sul nostro palato formando una nuova sinfonia. D’altronde l’intera pellicola verte sulla limitatezza della comunicazione – almeno nella forma concepita dalla mente umana – e sulla inevitabile incomprensione derivata dalla sua stessa natura imperfetta. Villeneuve si candida seriamente alla vittoria della statuetta più prestigiosa, congedandosi con un palindromo, un cerchio perfetto che insegue l’eternità di un’opera che trascende dal tradizionale concetto di tempo.

VOTO: 8.5/10

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