“Bandiza”, il docu-film sui problemi della nostra regione è un’occasione persa: ecco perché

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(fonte: www.bandiza.com)
(fonte: www.bandiza.com)

Sappiamo dove viviamo? Sappiamo cosa succede nel nostro territorio? Sappiamo cosa mangiamo? “Bandiza”, film autoprodotto dalla Bandiza Group e diretto da Alessio Padovese, si assume il compito di guidarci alla consapevolezza. Ma l’unica consapevolezza che mi ha trasmesso il film è che fare un documentario è dannatamente difficile e non tutti riescono nell’intento. Certo,  non mi aspettavo un film sconvolgente alla “Una scomoda verità” o l’ironia di Michael Moore, ma mi aspettavo un docu-film che trattasse in modo per lo meno decoroso un argomento delicato. 

“Bandiza” cerca di raccontare tutti le peculiarità negative della nostra regione, cominciando dalle troppe strade, all’inquinamento, ai troppi centri commerciali, la crisi economica, fino arrivare alla corruzione dilagante.

Prima di parlare di scelte sbagliate nello script, è da far notare l’impressionante quantità di problemi tecnici, la cui unica giustificazione è il livello amatoriale del film. Messe fuoco nei punti sbagliati, immagini troppo scure (alcune completamente buie) e bianco che si brucia in altre. Il sonoro, a causa dei forti rumori di vento e del passaggio di alcune macchine, è difficile da interpretare in diversi punti del film; e come se non bastasse l’audio era sfasato, cioè le parole venivano prima dell’immagine (spero sia un difetto circoscritto alla copia che ho visto).

(fonte: www.bandiza.com)
(fonte: www.bandiza.com)

Anche alcune scelte di regia che Padovese ha adottato mi sembrano molto strane, prima fra tutte quella di utilizzare solo primi e primissimi piani quando davanti alla macchina da presa c’è una persona. Ad un certo punto diventa estenuante vedere per due ore la solita inquadratura

Lasciando ora la parte della mise en scène, cominciamo a parlare dei  fatti che “Bandiza” racconta.  Fatti indubbiamente preoccupanti e senza dubbio meritavano di essere analizzati meglio di come è stato fatto in questo film. 

Quando si fa un documentario d’inchiesta, non bisogna solo raccontare il problema, ma bisogna agire, cercare e proporre soluzioni, mettere di più la faccia e cercare di trovare momenti di discussione con la parte avversa, magari mettendola in difficoltà. Senza confronto con l’avversario, il film perde totalmente la credibilità.

L’ennesimo punto a sfavore in “Bandiza” sono i troppi argomenti. Sì, è vero, i problemi ambientali in Veneto (come in tutta Italia) sono tanti e tutti meriterebbero uno spazio di approfondimento, ma diciamo che questa non è una scelta molto documentaristica. Sarebbe stato più utile limitarsi a meno della metà degli argomenti trattati, questo per vari motivi, che sono: limitare la dispersività del film, più spazio per approfondire un singolo argomento e magari trovare un collegamento fra loro, in modo da creare una sorta di “trama” e rendere il tutto anche più lineare. A giudizio personale, nei film documentaristici serve sempre una voice over, una voce narrante, in modo da sottolineare meglio alcuni punti e intrattenere il pubblico.

https://www.youtube.com/watch?v=LlV2l9hNpLE

Passando alle cose positive (sì, ci sono anche quelle), oltre al fatto di aver avuto il coraggio di girare un film potenzialmente scomodo e di cercare di portare all’attenzione del pubblico argomenti sottovalutati o ignorati, in “Bandiza” c’è qualche momento di grande pathos. I più esemplari sono quelli in cui un bambino recita dei monologhi, con il compito di incarnare l’innocenza, la purezza, il presente che avanza malinconico, verso un futuro incerto per la sua salute. Nella scena clou del film, al bambino è contrapposto un signore malato di tumore, creando una sorta di contrappunto visivo fra i due, segnando il momento più drammatico del film.

In definitiva, “Bandiza” aveva buone possibilità, ma queste sono state sprecate sottovalutando gli aspetti più importanti. Quando si tratta un tema di queste proporzioni, se si vuole essere presi sul serio, è importante anche la forma e non solo il contenuto, e se il contenuto è in qualche modo compromesso dalla mancanza di una controparte e di dati fisici e oggettivi, è semplicemente da buttare via. 

 

 

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