“Io e Annie”, Woody Allen quarant’anni dopo

Nonostante l'età, la commedia del grande regista e attore statunitense è più attuale che mai: nella società odierna è possibile, per una coppia, raggiungere la felicità totale?

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Quarant’anni fa usciva nelle sale di tutto il mondo un cult senza tempo, destinato a far innamorare intere generazioni di ragazzi e adulti: “Io e Annie“. Woody Allen concepì inizialmente il film come un dramma esistenziale chiamato Anedonia” (termine riscontrabile in psicologia per indicare un soggetto incapace di trarre piacere da qualsiasi situazione), incentrato completamente sulla figura di Alvy. Man mano che la sceneggiatura prese forma, si rese conto delle carenze emotive del film. Venne così tramutato in una commedia, incentrata sul rapporto tra Alvy e Annie (Diane Keaton).

Tale scelta fu effettivamente azzeccata, in quanto la sinergia tra Keaton e Allen fu incredibile, densa di realismo e pregna di complicità. Tale risultato fu sicuramente influenzato dalla relazione che intercorreva tra i due, la quale terminò, purtroppo, da lì a poco. Il film vinse quattro dei cinque Oscar più importanti (miglior film, regia, sceneggiatura e attrice protagonista), a dimostrazione di quanto, anche all’epoca, il film fu recepito positivamente. Sia la critica che il grande pubblico lo descrissero con toni entusiastici.

Ancora oggi si tratta di uno dei più importanti film sulla vita di coppia. Nonostante i quarant’anni appena compiuti, “Io e Annie” è sempre attualissimo. Il tema portante è la difficoltà esasperante nel mantenimento (e non nella creazione) dei rapporti umani. In quest’epoca, densa di confusione e frenesia, il caos nei rapporti affettivi è costante. L’incomunicabilità e l’alienazione la fanno inoltre da padroni e difficilmente un altro film può descrivere altrettanto bene la situazione contemporanea. Allen aveva percepito, già nel 1977, come il raggiungimento di una felicità totale, nella vita di coppia, è quasi utopico. Il suo pensiero, prettamente negativista e pessimista, traspare facilmente in tantissimi dialoghi. Il più rappresentativo è sicuramente quello scaturito dall’incontro tra Alvy e una giovane coppia:

“Alvy: «Ecco, voi voi, sembrate una coppia molto felice, e e, lo siete?»
Coppia di passaggio: «Sì!»
Alvy: «E e e questo a cosa lo attribuite?»
Ragazza della coppia: «Oh io sono superficiale e vuota e non ho mai idee e… non ho niente di interessante da dire».
Ragazzo della coppia: «Io sono esattamente lo stesso».”

La sua morale cinematografica espone sempre una moltitudine costante di problemi, non offrendo mai una soluzione, ma usando sempre una chiave comica e realista. Woody Allen ha sempre cercato di rappresentare la (spiacevole) realtà di alcuni aspetti della vita, non rinunciando mai al sorriso« Dio è morto, Marx è morto, e anch’io non mi sento tanto bene». Il finale del film, come sappiamo, è agrodolce. Stranamente però, l’ultima nota sembra essere positiva, speranzosa. Quasi per abbracciare ogni piccola creatura umana, dicendole che tutti sono nella stessa barca e che essa andrà comunque sempre avanti.

Pure dal punto di vista tecnico “Io e Annie” è stato rivoluzionario, basti pensare all’utilizzo integrato di sottotitoli nel film o alla rottura della quarta parete. Grazie a questa tecnica, Woody riesce a far comunicare il personaggio direttamente con lo spettatore, dando vita a un nuovo stile di regia. Nel 2017 Woody Allen, anche se un po’ attempato, è ancora sulla cresta dell’onda. Conscio di poter regalare ancora grandi film agli spettatori, come dimostrano le sue ultime opere. “Io e Annie”, invece, nonostante i quarant’anni suonati, è più giovane che mai.

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