Pfas, «Non sono emerse criticità per la sicurezza alimentare»

A dirlo il Piano di monitoraggio degli alimenti realizzato dall’Istituto Superiore di Sanità. Unica nota dolente le specie ittiche: emessa un'ordinanza per vietare il consumo di pesce pescato nelle acque superficiali dei 21 Comuni della zona rossa

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VENEZIA. Nella zona interessata dalla contaminazione da Pfas non ci sono criticità particolari per quanto riguarda il cibo. A dirlo il Piano di monitoraggio degli alimenti realizzato e valutato dall’Istituto Superiore di Sanità, in accordo con la Regione, e in collaborazione con l’Istituto Zooprofilattico delle Venezie e l’Arpav. L’indagine è stata presentata ieri a Venezia dai tecnici dell’Iss Umberto Agrimi e Paolo Stacchini, alla presenza dell’assessore veneto alla Sanità Luca Coletto e dei tecnici regionali dei settori Sanità, Ambiente e Agricoltura. «Gli esiti sono tranquillizzanti – ha detto Coletto – e fanno giustizia degli allarmismi e di qualche fake news che hanno accompagnato l’intera vicenda».

L’assessore ha anche annunciato di aver ricevuto la notizia di un primo stanziamento di due milioni di euro da Roma per la parte delle attività sanitarie legate al problema Pfas: «Non è molto, ma è già qualcosa, purchè sia chiaro che i costi si protrarranno per anni, perché stiamo attuando un vero e proprio screening sulle persone che durerà a lungo ed eroghiamo le eventuali cure necessarie in forma totalmente gratuita. All’appello mancano purtroppo ancora gli 80 milioni promessi dal Governo per gli interventi acquedottistici».

Quanto al Piano, per la sua realizzazione complessivamente sono stati prelevati 614 campioni di alimenti di origine vegetale e 634 campioni di alimenti di origine animale. È emerso che sia i primi sia i secondi sono praticamente esenti dalla contaminazione o comunque hanno valori molto bassi. Con alcune eccezioni: per esempio il fegato, in particolare quello suino e le uova di produzione familiare hanno mostrato, in una percentuale significativa di campioni, livelli variabili di contaminazione per Pfos e Pfoa. «Il contributo di tali alimenti in termini di esposizione ai contaminanti risulta tuttavia estremamente ridotto» si legge nelle conclusioni dello studio. Anche alcuni campioni di muscolo suino hanno fatto registrare la presenza di sostanze perfluoroalchiliche, ma in concentrazioni molto basse.

Discorso diverso per il pesce: «I livelli di contaminazione riscontrati nelle specie ittiche di cattura, campionati nell’ultima fase del piano di monitoraggio, hanno suggerito l’opportunità di individuare misure di carattere precauzionale». Per questo il Presidente Zaia ha emesso un’ordinanza nella quale viene vietato il consumo di pesce pescato nelle acque superficiali in tutti i 21 Comuni della zona rossa. Il divieto è in vigore dal 10 novembre e lo resterà per un anno. «La presente stima del contributo dei singoli alimenti all’esposizione a Pfos e Pfoa in rapporto agli attuali Tdi stabiliti da Efsa non ha messo in evidenza criticità sotto il profilo della sicurezza alimentare. Tale stima verrà perfezionata quando i dati sui consumi alimentari locali, raccolti nel contesto del biomonitoraggio attualmente in corso, saranno disponibili» chiude la relazione presentata.

 

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