Monselice, team universitario svela il volto di San Valentino

Il lavoro è stato autorizzato dal vescovo di Padova e seguito da don Sandro Panizzolo. Lo storico Riccardo Ghidotti ha proposto di rendere questo santo il secondo patrono della città

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MONSELICE. Un uomo alto un metro e sessantasei centimetri, vissuto in un periodo compreso tra 119 e 338 d. C e morto quando aveva tra i 20 e i 25 anni. Si sta parlando del San Valentino di Monselice, il cui volto ricostruito è stato svelato sabato pomeriggio presso la sala Buonamorte del museo SanPaolo. Le spoglie del santo, custodite nell’oratorio di San Giorgio, sono state analizzate da un team interdisciplinare composto da studiosi dell’Università di Padova (Alberto Zanatta, Nicola Carrara e Cinzia Scaggion del Centro di Ateneo per i Musei, Fabio Zampieri del Dipartimento di Scienze Cardiologiche, Toraciche e vascolari, e Monica Panetto) e dell’Arc-Team (Luca Bezzi e Cicero Moraes). Il progetto ha permesso di avere informazioni scientifiche di grande valenza: per esempio si è stabilito che la morte non è avvenuta per decapitazione, a differenza del San Valentino più famoso, quello di Terni.

Il lavoro, autorizzato dal vescovo di Padova Claudio Cipolla e seguito dal parroco del duomo di Monselice don Sandro Panizzolo, è iniziato il 10 maggio 2017, in seguito a una proposta di ricognizione scientifica subito accolta dall’Amministrazione comunale. Gli studiosi hanno svolto un’indagine antropologica dei resti scheletrici per risalire allo stile di vita e a eventuali patologie. Hanno prelevato campioni di tessuto osseo per effettuare una datazione radiometrica dello scheletro ed eseguito rilievi fotografici del cranio, ottenendo alla fine una ricostruzione attendibile in 3D del volto del San Valentino monselicense, che è stato traslato dalle catacombe romane tra Seicento e Settecento.

La riproduzione del viso rimarrà esposta fino all’11 marzo presso il Museo SanPaolo e poi sarà collocata in un’apposita teca dell’Oratorio di San Giorgio. Quella legata a San Valentino è una tradizione importante nella città della Rocca: ogni 14 febbraio centinaia di persone vanno in pellegrinaggio alle Sette Chiesette per ricevere la chiave benedetta che protegga i bambini dall’epilessia. Lo storico Riccardo Ghidotti ha proposto di rendere questo santo il secondo patrono di Monselice accanto a San Sabino. L’assessore Mamprin si è detto disponibile a valutare l’idea.

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