Monselice, riapre la chiesa di Santo Stefano (FOTO)

Restituita alla città la navata principale dell'edificio romanico costruito dai domenicani nel 1200 e poi chiuso a inizio Ottocento dagli editti napoleonici. «Risultato di cui andare orgogliosi»

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MONSELICE. Dopo più di duecento anni riapre finalmente i battenti la chiesa di Santo Stefano. Domenica mattina alla presenza delle varie autorità civili, militari e religiose locali si è svolta la cerimonia inaugurale: tanta l’emozione che ha segnato la restituzione di un bene così prezioso alla città. «Il recupero di questo luogo, per il momento minimale, è stato sostenuto economicamente dai cittadini di Monselice» ha sottolineato il sindaco Francesco Lunghi, che ha confermato come per il futuro l’intenzione e la speranza siano quelle di procedere alla sistemazione del piazzale esterno e della facciata, oltre che delle navate laterali. «Dobbiamo essere orgogliosi del risultato che oggi celebriamo, straordinario anche in chiave turistica. Di anno in anno registriamo la forte crescita dei visitatori e dal 2015 siamo il primo Comune dei Colli Euganei per numero presenze» ha ricordato l’assessore Gianni Mamprin. 

La chiesa di Santo Stefano, piccolo gioiello dell’architettura romanica, ha vissuto nel tempo diverse peripezie. Costruita dai domenicani nel 1200, a partire dal 1500 cominciò a patire un lento ma progressivo degrado, fino a quando tra 1809 e 1811 gli editti napoleonici non ne imposero la chiusura. L’edificio, nel frattempo sconsacrato, venne poi acquistato dal Comune, che nel 1862 era deciso ad abbatterlo: a salvarlo fu il parere contrario del governo austriaco. Durante il Novecento la chiesa fu adibita ai più svariati usi, da stalla per l’esercito a mercato ortofrutticolo. Nel 2009 l’intervento di messa in sicurezza statica e nel 2014 la manutenzione straordinaria del tetto. Infine lo scorso agosto i lavori per far tornare alla città la navata principale, con la sistemazione della pavimentazione, l’installazione di lampade industriali per l’illuminazione e il ripristino minimale dell’accesso. A coordinare le operazioni di restauro è stato l’architetto Paolo Faccio dello Iuav di Venezia, in collaborazione con il team del Comune guidato dall’architetto Alfredo Bernardini.

Ad accompagnare il taglio del nastro la banda comunale, che ha eseguito l’inno di Mameli e la marcia trionfale dell’Aida di Verdi. Il parroco del duomo monsignor Sandro Panizzolo ha impartito la benedizione, mentre all’interno della chiesa si sono esibite in un suggestivo spettacolo le ragazze della scuola “Spazio Danza”. Un domani l’edificio potrà accogliere convegni, riunioni, serate musicali e teatrali: il sogno è infatti quello di trasformarlo in un auditorium di grande prestigio.

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