Marco Drago, sulla cresta delle onde (gravitazionali)

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Marco DragoDefinito come una pietra miliare nella storia dell’astronomia e dell’astrofisica, il rilevamento delle onde gravitazionali è di portata anche più ampia rispetto «al salto da astronomia nel visibile ad astronomia ad infrarossi» afferma Marco Drago, il fisico 33enne che ha ricevuto l’email di allerta del segnale.

Marco, originario di San Siro di Bagnoli di Sopra, si è laureato in fisica all’Università di Padova, dove ha svolto un dottorato sulle onde gravitazionali lavorando prevalentemente nei laboratori nazionali di Legnaro, per poi svolgere un assegno di ricerca di quattro anni e mezzo presso l’Università di Trento. «Nella mia carriera ho fatto un misto di corsi di programmazione e corsi di astrofisica, poi alla fin fine le onde gravitazionali erano un po’ una via di mezzo tra le due» racconta. «Non le avevo trattate all’università perché c’eravamo fermati prima, ma c’era questa tesi libera e quindi le ho studiate per conto mio». Durante il suo percorso di studi, Marco si è interessato anche alla narrativa fantasy, al punto da scrivere egli stesso due libri, “Il ragazzo” e “L’armatura“, parte della trilogia “La storia del drago“. «Durante il liceo una mia compagna mi ha fatto conoscere Terry Brooks, e da lì mi è venuta l’idea di dare vita ad una storia; poi in realtà ci ho messo qualche anno per trovare il coraggio di buttarla giù, ma alla fine questi due libri sono stati pubblicati da una casa editrice di Roma il primo, a Ferrara il secondo. Vorrei continuare ma il tempo è quello che è».

A settembre 2014 è entrato nell’Albert Einstein Institute di Hannover, in Germania, dove vengono svolte quattro analisi di dati di eventi considerati potenzialmente interessanti, ed eventualmente inviate ai telescopi d’interesse. Marco è stato incaricato di seguire una di queste analisi, ed è così che il 14 settembre 2015 ha ricevuto una email riguardante un evento che presentava dati inusuali; le caratteristiche erano tipiche di due corpi che ruotano l’uno attorno all’altro fino a che non si scontrano e si uniscono producendo il corpo finale e rispondevano ad uno dei modelli teorici ricavati dall’equazione di Einstein. «In quel momento, con un altro collega, mi sono chiesto cosa stesse succedendo; all’inizio non eravamo sicuri di trovarci di fronte ad un evento reale; l’email era così bella, era talmente perfetta che credevamo si trattasse di una blind injection», ovvero un’immissione fittizia che imita il segnale emanato da un evento cosmico, che serve a testare la sensibilità degli strumenti e la prontezza del team di fronte ad una reale scoperta. Gli addetti hanno quindi cercato di contattare i siti in cui sono situati gli interferometri, in Louisiana e a Washington, ma essendo notte fonda hanno ricevuto la risposta di uno solo, che ha confermato di non essere a conoscenza di test del genere in corso. Si è allora proceduto con i vari controlli e analisi per identificare la natura dell’evento. L’11 febbraio 2016 viene così pubblicato pubblicato l’articoloOsservazione di onde gravitazionali generate dalla collisione in un buco nero binario“.

Ma cosa sono le onde gravitazionali? Nel 1916 Albert Einstein elaborava la teoria della relatività generale, secondo la quale le masse curvano lo spazio-tempo nello stesso modo in cui una palla da bowling farebbe incurvare un trampolino sul quale venisse fatta rotolare. Quando le masse accelerano il loro moto, si creano delle increspature nello spazio-tempo paragonabili a quelle prodotte dal passaggio di una barchetta in un lago. Queste increspature dello spazio-tempo sono le onde gravitazionali. Uno dei lati interessanti di questa scoperta è la possibilità di vedere nell’universo in un modo prima inimmaginabile: «Si tratta di una finestra nuova: quello che prima avevamo visto dell’universo arrivava dalle onde elettromagnetiche. Il vantaggio delle onde gravitazionali è che essendo così deboli, sostanzialmente non vengono alterate da quello che attraversano, non perdono la loro originalità, infatti quando ne osserviamo una vediamo proprio il processo che l’ha generata». Si aprono quindi nuove strade, che possono portare allo sviluppo dell’astronomia gravitazionale, come a una comprensione maggiore di cosa sia in realtà il Big Bang. Una certezza che ci ha dato è l’esistenza dei buchi neri: «Nell’universo si ha la percezione che in certi posti ci siano dei buchi neri. Ma questo come lo sai? Tu non li vedi». Mentre in passato i buchi neri venivano collocati nell’universo e studiati in maniera indiretta, ovvero analizzando il comportamento di corpi adiacenti, questa email di allerta ha segnalato onde gravitazionali emesse dai buchi neri stessi, motivo per cui, per la prima volta, si parla di osservazione diretta.

Se però parliamo di localizzazione dell’evento, è necessaria una triangolazione che tuttavia non è perseguibile con l’utilizzo di solamente due interferometri; avere un terzo rilevatore potrebbe aumentare la precisione nella circoscrizione di questo evento, che ora sappiamo solamente essere situato nel lato meridionale del cielo. Attualmente sono in funzione solo i due rilevatori del programma americano LIGO, in quanto il terzo vertice del triangolo, l’interferometro della cooperazione italo-francese VIRGO, situato vicino a Macerata, è fermo a causa di un upgrade dell’hardware. Oltre alla riattivazione di VIRGO, si sta lavorando anche all’ambizioso programma LISA, in collaborazione con la NASA, che ha come obiettivo il lancio di un interferometro costituito da tre satelliti orbitanti attorno al Sole. LISA dovrebbe essere in grado di ricevere segnali a frequenze più basse grazie al suo isolamento dai rumori terrestri (termici, sismici, ma anche della quotidianità come il passaggio di una macchina). Nonostante tutto ciò, quando si pensa a possibili finanziamenti, bisogna ridursi a sperare. «La scoperta provoca entusiasmo, ma la concessione di fondi non so quanto dipenda da persone scientifiche o politiche. Si spera che ci diano attenzione, ma non possiamo sapere come andranno le cose».

Per quanto riguarda la preparazione datagli dalle università italiane, Marco afferma di essere complessivamente soddisfatto del bagaglio culturale che lo ha portato ad Hannover: «Tutti i professori che ho avuto erano validi. La preparazione è buona, poi bisogna che anche il singolo si dia da fare. Ciò che manca è la connessione col mondo esterno, la possibilità di agire con aziende e con privati». Non è un caso che Luciana Littizzetto, parlando della questione della fuga di cervelli, abbia pronunciato il suo nome. Ma Marco non si vede compreso in quella categoria: «Fa piacere che mi abbia nominato. Il problema della fuga di cervelli c’è, ma nel mio caso è un po’ particolare. La mia dipartita è stata una specie di progetto, organizzato anche dalle università di Padova e di Trento con l’idea di andare all’estero, fare un periodo di formazione diversa e ritornare dopo qualche anno».

Prima di tornare in Italia, Marco dovrà immergersi ancora più a fondo nel progetto. La scoperta ha risposto ad alcune domande fondamentali della fisica, ma le questioni irrisolte continuano a stimolare la ricerca giorno dopo giorno: «Mi trovo continuamente di fronte a nuove sfide. Tu conosci l’algoritmo che ha rilevato l’onda, ma ti piacerebbe avere una direzione più precisa. Non ci si annoia mai, anzi, c’è anche troppo lavoro. Fortunatamente ci si può sempre confrontare con gli altri». Parlando di confronto con i colleghi, Marco sfata il famigerato mito dell’inconciliabilità di fisica e religione: «Io vedo che la fede e la scienza rispondono a due domande diverse; la scienza, secondo me, spiega semplicemente come accadono le cose, mentre la fede cerca di spiegare il perché. Che tu poi possa credere o meno a quel “perché” è un altro discorso. Sono due concetti che sicuramente non si danno fastidio. Ci sono state contraddizioni e scontri ma quello è dovuto a dinamiche di potere; mi fa paura il fondamentalismo, da entrambi i lati. Non concepisco quelli che mi dicono che essendo fisico dovrei essere ateo. Ognuno può credere in quello che vuole, basta che ci sia rispetto per altre personalità».

Un grazie davvero speciale a Marco Drago per la sua gentilissima disponibilità.

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