L’ex gestore: «La mia verità sul caso delle piscine di Casale»

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(L'ex gestore Marco Canova e le piscine di Casale di Scodosia)
(L’ex gestore Marco Canova e le piscine di Casale di Scodosia)

CASALE DI SCODOSIA. «Abbiamo perso tutti». È l’amaro commento di Marco Canova, 47 anni, presidente della Amatori Nuoto che gestisce la piscina di Monselice e che fino allo scorso dicembre ha gestito l’impianto comunale di Casale di Scodosia. Un impegno trentennale, avviato dai genitori e raccolto dal figlio. «Quando abbiamo rilevato la gestione la piscina era composta da due vasche da bagno all’aperto e uno spogliatoio. Negli anni abbiamo investito molto, costruendo degli spogliatoi nuovi, un’area verde, una terza vasca, un campo da volley, una palestra, la copertura. Il Comune metteva una percentuale per i nostri investimenti e ci dava un contributo annuale, l’ultimo di 57 mila euro, pur di mantenere le tariffe più basse degli altri impianti».

Il Comune, appunto. Un rapporto negli ultimi tempi costellato di incomprensioni, litigi, polemiche. Fino alla chiusura dell’impianto a fine 2015. Oggi i cancelli delle piscine di Casale sono ancora serrati, in attesa di nuovi gestori. Cos’è successo? «Non lo so, devo ancora capire quando si è incrinato il rapporto – continua Canova – ci siamo sempre trovati bene con tutte le amministrazioni precedenti e con il sindaco attuale (Stefano Farinazzo, ndr; qui è possibile leggere l’intervista integrale di Estensione dello scorso 15 marzo), anche quando era all’opposizione». Quando Farinazzo vince le elezioni è il maggio 2014 e la convenzione per la gestione della struttura natatoria scade nel settembre 2015. Tra i punti salienti del programma del neosindaco, infatti, c’è l’urgenza di svolgere un bando di gara per le piscine. «Arrivati all’inverno abbiamo iniziato a sollecitare il Comune – spiega Canova – avevamo la necessità di sapere se saremmo stati noi o meno i nuovi gestori, per poter organizzare la stagione estiva. L’amministrazione continuava a ripeterci che non dovevamo preoccuparci, che si auguravano fossimo noi a vincere il bando, ma non lo organizzavano».

In vista del bando Canova effettua una perizia per valutare il valore dell’impianto e la conseguente liquidazione in caso di sconfitta. «Era tutto di nostra proprietà. Abbiamo chiesto 400 mila euro, la controperizia del Comune si è fermata a una cifra ridicola (80 mila, ndr). Alla fine ci siamo accordati per effettuare una verifica congiunta». I mesi passano e il sindaco imputa i ritardi alla Federazione italiana nuoto, che esiterebbe nel fornire i nomi dei tecnici a cui affidarsi per il bando. «Ma la Fin ha smentito che Farinazzo li abbia mai richiesti» controbatte l’ex gestore, che nel giugno scorso perde la pazienza e minaccia la chiusura al 31 agosto successivo. Il Comune corre ai ripari e il 28 agosto offre una proroga fino a dicembre. «Abbiamo accettato e aperto la stagione sportiva nuova, tesserando atleti, organizzando gare, pagando tasse e licenze federali».

Nel frattempo del bando non c’è traccia e la situazione si fa sempre più tesa, con le parti che non trovano l’accordo sulla liquidazione delle migliorie fatte dall’Amatori Nuoto negli anni e che a ottobre entrano in contenzioso. Il 22 dicembre Canova, Farinazzo e i due avvocati si trovano nello studio del legale dell’ex gestore. Durante l’incontro il primo cittadino di Casale chiede al gestore di prorogare per ulteriori tre mesi, ma «io volevo arrivare a settembre 2016, per non lasciare a piedi i nostri atleti». Il nodo della contesa si rivela essere il contributo annuo versato dal Comune nelle casse della piscina: 57 mila euro. «Per l’amministrazione era una cifra troppo esosa. Così ho fatto un passo indietro e ho firmato un accordo di 35 mila euro per estendere la convenzione fino a settembre, concordando anche la somma da liquidare per le migliorie» racconta Canova.

La mattina successiva, l’amara sorpresa. «Mi ha chiamato il mio avvocato, avvertendomi che la giunta aveva bocciato l’accordo. Pochi giorni dopo, durante il consiglio comunale del 28 dicembre, il sindaco ha di nuovo attribuito la colpa dei ritardi nella formalizzazione del bando alla Fin, dichiarando di non poter accettare il nostro ricatto, nonostante il documento firmato poche ore prima». La rottura è insanabile: il 31 dicembre la struttura viene ufficialmente chiusa, l’Amatori Nuoto – dopo aver raggiunto l’accordo definitivo sulla liquidazione – porta con sé tutti i beni mobili di proprietà e il 16 febbraio consegna le chiavi al Comune, che nel frattempo ha esposto un avviso di manifestazione di interesse.

Canova è sicuro: «L’impianto è in stato di abbandono e non verrà riaperto in tempi brevi. I tempi tecnici e i lavori da fare sono tali che solo un folle potrebbe rilevarlo, sarebbe un suicidio gestionale». Dalla vicenda non sembrano emergere vincitori. Anzi. «Abbiamo perso tutti. Noi gestori, che dopo trent’anni di sacrifici abbiamo subito un grave contraccolpo d’immagine. Sembrava fossimo scappati con la cassa e abbiamo dovuto licenziare 12 persone. Gli utenti, che hanno dovuto recarsi negli impianti di Este, Montagnana, Monselice, Saletto (dove Canova gestisce una palestra, ndr) e Legnago, anche chi aveva già pagato l’abbonamento. Il Comune e dunque i cittadini, che hanno perso un impianto d’eccellenza. In paese ora c’è rassegnazione: il sindaco continua a ripetere “la piscina riaprirà tra due settimane”, ma la verità è un’altra».

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