Influenza aviaria, scoperto focolaio in un allevamento di Sant’Urbano

La positività al virus ha portato all'abbattimento di 1.350 oche e 230 anatre. Istituite due zone, una di protezione e una di sorveglianza: in totale sono 67 gli allevamenti tenuti sotto controllo

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SANT’URBANO. Un focolaio di influenza aviaria è stato rilevato nei giorni scorsi in un allevamento di oche e anatre di Sant’Urbano. Si tratta del virus influenzale tipo A sottotipo H5N8, un virus ad alta patogenicità. La scoperta ha portato all’abbattimento di tutti i volatili presenti nell’azienda agricola, pari a circa 1.350 oche e 230 anatre. Una zona di protezione e una zona di sorveglianza sono state istituite con un raggio rispettivamente di 3 e 10 chilometri di distanza dall’allevamento sede del focolaio.

Era stato lo stesso allevatore ad accorgersi dell’improvvisa morte di qualche decina di volatili e della precaria salute di altri esemplari, decidendo prudentemente di far analizzare alcuni di questi dall’Istituto Zooprofilattico delle Venezie, a Legnaro, sede del Centro di referenza nazionale per l’influenza aviaria (Crn). Lunedì l’esito delle analisi ha confermato la positività al virus dell’animale, facendo scattare i protocolli di sicurezza del caso. La sera stessa sul posto è giunto un veterinario del Servizio sanità animale (Ssa) dell’ex Ulss 17, che ha provveduto al sequestro cautelativo dell’allevamento e dei volatili. Sequestro confermato due giorni più tardi dall’ordinanza del sindaco di Sant’Urbano Dionisio Fiocco, che ha disposto l’abbattimento di tutte le oche e anatre, oltre che la pulizia e la disinfezione dei locali dell’allevamento. Le carcasse degli animali sono state distrutte.

Nella giornata di ieri è arrivata anche l’ordinanza regionale, firmata dal presidente Luca Zaia, con cui sono state istituite le due zone di protezione e sorveglianza, che resteranno attive fino al 13 ottobre. La zona di protezione comprende otto allevamenti nel raggio di 3 chilometri dal focolaio: sei allevamenti a Sant’Urbano, uno a Barbona e uno a Vescovana. Quella di sorveglianza riguarda ben 59 aziende agricole nei Comuni di Barbona, Carceri, Este, Granze, Monselice, Ospedaletto Euganeo, Piacenza d’Adige, Ponso, Sant’Elena, Sant’Urbano, Solesino, Stanghella, Vescovana, Vighizzolo d’Este e Villa Estense, oltre a Lendinara e Villanova del Ghebbo nel Rodigino. Le misure da applicare prevedono diversi vincoli, più stringenti per le aziende agricole comprese nella prima zona.

Contattato telefonicamente, il dott. Nerino Verza, responsabile del Ssa dell’ex Ulss 17, ha assicurato che non c’è alcun pericolo per la salute pubblica. Sono infatti sporadici i casi di trasmissione dell’influenza aviaria all’uomo, che avviene perlopiù per via attraverso il contatto con le secrezioni dei volatili. Nei pochi casi umani rilevati, i sintomi provocati dal virus vanno da una sindrome simil-influenzale (febbre, dolori muscolari, mal di testa, mal di gola, tosse) a una congiuntivite. Decisamente nefaste, al contrario, le conseguenze sulla salute di galline, tacchini, oche e anatre, nei quali può causare epidemie a elevata mortalità (fino al 90-100%).

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