La Federazione Cuochi ad Amatrice: il racconto di chi ha cucinato per i terremotati

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DUE CARRARE. «Mercoledì 18 gennaio, verso le 10.30 del mattino, abbiamo sentito la prima forte scossa» racconta Claudio Crivellaro, presidente dell’Unione Cuochi del Veneto, in servizio al Campo Torrita di Amatrice per preparare e distribuire pasti ai terremotati. «Ci sono state 5 o 6 forti scosse e poi le successive spinte di assestamento – spiega lo chef di Due Carrare – il tendone si è mosso, cadeva il cibo dagli scaffali e il forno a convezione del peso di un quintale e mezzo lo abbiamo visto camminare».

Domenica 15 gennaio 2017 era giunto nella frazione di Amatrice con il primo gruppo di professionisti inviati dal Dipartimento Solidarietà Emergenze, un’associazione satellite della Federazione Italiana Cuochi. Quello di Amatrice è stato il primo impegno ufficiale del DSE ma la federazione, da sempre attiva nelle situazioni di emergenza, ha coordinato le cucine anche nei campi terremotati a L’Aquila nel 2010 e in Emilia nel 2012. La squadra, composta altresì dal coordinatore veronese Nicola Andreetto, dal trevigiano Marco Salin e dalla padovana Anna Maria Pellegrino, ha preso possesso della cucina del campo sin dalla sera e per quattro giorni ha garantito la preparazione di centinaia di pasti caldi agli ospiti del campo. I quattro chef della FIC hanno collaborato con quindici membri della Protezione civile di Aprilia, per rifocillare gli abitanti, gli operai delle ditte locali, i volontari e le forze dell’ordine. A metà settimana il gruppo ha passato il testimone ad altri quattro professionisti veneti che hanno terminato il loro turno domenica 22 gennaio.

Il paese di Amatrice conta solo 2.600 abitanti ma si estende in un territorio vasto e suddiviso in 71 frazioni. I campi attivi sono tre e il più grosso è a Torrita. Lo chef Crivellaro racconta di come per tutta la durata della loro permanenza abbia nevicato: «Al di là dei mezzi della Protezione civile che facevano spola, eravamo isolati dal resto del mondo. La tensostruttura, adibita a cucina e mensa, era stabile ma il pericolo più grave era la neve che continuava a depositarsi sul soffitto. La buttavamo giù con delle scope, delle panche e altri mezzi di fortuna». Per ciò che riguarda il pernottamento Claudio spiega: «Dormivamo nei container del campo, dentro ai quali ci si scalda con condizionatori e stufette elettriche ma quando salta la corrente è un bel problema. La situazione è complessa anche per quanto riguarda le linee telefoniche e i rubinetti dell’acqua che devono restare sempre un po’ aperti altrimenti si ghiacciano le tubature».

Ciò nonostante l’impegno dei volontari è costante e assiduo. «La macchina organizzativa della Protezione civile è impressionante – dichiara il presidente – Si compone di gente che ci mette anima e cuore, che lavora 24 ore al giorno e che fa turni anche di notte per assicurarsi che la neve non faccia crollare le strutture». Nicola Andreetto, il responsabile DSE Veneto anch’egli in servizio a Torrita, aggiunge: «È stata un’esperienza, di vita prima ancora che di lavoro, che costituisce e costituirà per la nostra associazione motivo di orgoglio e di memoria» e conclude: «La strada è stata aperta e, ne siamo certi, altri gruppi di cuochi e cuoche veneti seguiranno i primi».

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