Duemila in corteo per salvare il Parco Colli (FOTO)

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MONSELICE. Un fiume di gente in marcia per difendere il Parco Colli. Quasi duemila persone hanno partecipato sabato pomeriggio alla manifestazione indetta dal coordinamento delle associazioni ambientaliste euganee. Oltre ad amministratori, sindaci e parlamentari del territorio, attivisti ed esponenti dei comitati, presenti in gran numero anche semplici cittadini della Bassa e turisti di tutte le età armati di bandiere e striscioni recanti la scritta “Salviamo il Parco Regionale dei Colli Euganei”. «Una risposta straordinaria, la soddisfazione è enorme» ammette raggiante Francesco Miazzi, uno degli organizzatori dell’evento. «Il risultato del lavoro dell’intero coordinamento, l’apice di un percorso che ci vede impegnati ormai da mesi».

Il corteo, partito dalla frazione monselicense di Marendole, ha percorso senza incidenti l’anello che costeggia il canale Bisatto fino a raggiungere villa Ca’ Barbaro, dove era stato allestito un punto ristoro. Durante il tragitto tre velivoli ultraleggeri hanno ripreso dall’alto i partecipanti che, con l’ausilio di centinaia di cartoncini colorati, creavano una vera e propria cartolina umana lanciando un messaggio d’amore per il Parco. «La Regione ha accantonato l’emendamento Berlato ma noi non ci possiamo accontentare. Il vero problema è il progetto di legge 143, che vuole lasciare ai Parchi solo le competenze ambientali, consegnando quelle paesaggistiche e urbanistiche ai singoli Comuni. Questo, in un’area fortemente antropizzata come la nostra, significa lasciare all’Ente la gestione dei soli cocuzzoli dei monti: l’equivalente di quanto proponeva Berlato. Noi temiamo che una scelta simile possa aprire la strada alla cementificazione» afferma Miazzi.

Un altro aspetto chiave è intervenire sull’amministrazione del Parco. «L’idea della Regione è ancora di affidare la governance solo ai sindaci. Oggi si è lanciato un segnale: i Colli Euganei rappresentano un valore anche per tante altre realtà, sia dal punto di vista naturalistico sia da quello economico. Bisogna virare verso un modello partecipato». La mobilitazione, dunque, continua. «Attendiamo di leggere la delibera della Giunta regionale e di esaminare la nuova cartografia per verificare quali aree verranno escluse e quali invece saranno comprese nel perimetro del Parco. Poi vogliamo capire se c’è la disponibilità ad aprire un confronto sul progetto di legge 143». Miazzi chiude togliendosi qualche sassolino dalla scarpa. «Quando siamo stati a Venezia per la prima iniziativa ci hanno riso in faccia perché eravamo in pochi. Finora è passato il messaggio che il Parco sia vissuto in maniera ostile dalla maggior parte dei suoi residenti: non è vero e credo che oggi il territorio l’abbia ampiamente dimostrato».

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