Benvenuti nel mio mulino (a pietra): la storia di Michele Biolo

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ABANO TERME. Tra i numerosi hobby da coltivare nel tempo libero, ce ne sono alcuni davvero particolari. Michele Biolo, 48 anni, sposato, papà di Martina e Federico, vive a Giarre ed è un autista; quando termina il turno torna a casa e si dedica alle sue passioni, l’agricoltura e la meccanica. È così che, circa tre anni fa, Michele ha unito queste due passioni costruendo con le proprie mani un mulino a pietra. Nessuno credeva che ci sarebbe riuscito – tanto meno il suo vicino di casa – che gli ha lanciato una scommessa, perdendola. Dopo un anno di lavoro Michele ha creato il suo mulino; oggi la sua creazione produce 20 quintali di farina l’anno, completamente naturale e a chilometro zero.

Michele, come si arriva al prodotto finito?

«La granella di frumento, mais, segale o altre tipologie, viene conservata in un luogo fresco; quando ho bisogno di una determinata farina prendo i chicchi precedentemente selezionati e li pulisco tramite la spazzolatrice così da togliere polvere o terra rimaste dopo la trebbiatura. Ora le materie prime possono essere inserite nella tramoggia (recipiente a forma di cono rovesciato aperto sul fondo) e, girando tra due pietre, vengono macinate così da separare la crusca dal resto del chicco. Le mie farine non hanno lieviti e sono macinate a freddo, non subiscono cioè trattamenti termici. I chicchi, una volta usciti dalla tramoggia e passati a setaccio non hanno alterato la propria temperatura».

Le tue farine sono controllate, per seguire il tuo hobby hai dovuto fare dei corsi. Spiegaci di cosa si tratta.

«Sono riconosciuto dalla legge come PPL (piccolo produttore locale), ho seguito dei corsi alla Coldiretti per avere la possibilità di lavorare i campi e vendere ciò che produco. Quando macino le materie prime ne mando un campione a una azienda specializzata, che effettua dei test sulle farine, così da controllare che i prodotti siano a norma. A mia volta inoltro i risultati al distretto socio sanitario che, esaminati i risultati, mi darà l’ok per vendere i prodotti».

Che caratteristiche hanno le tue farine?

«Ciò che produco è naturale. Macino le farine prima di tutto per la mia famiglia, per mangiare qualcosa di sano, privo di diserbanti e altri agenti chimici. Nei campi in cui semino, qui vicino a casa, il terreno rimane così com’è dal primo all’ultimo giorno. Sebbene le autorità competenti abbiano indicato a un anno la durata dei miei prodotti, io consiglio di consumarli entro sei mesi; così se ne conservano al meglio le proprietà organolettiche e nutritive. Per questo non macino le farine in un solo momento ma in base alla richiesta, in questo modo il prodotto sarà sempre fresco».

 Hai provato a seminare qualche varietà particolare?

«Quest’anno ho deciso di seminare un frumento antico come il Senatore Cappelli, penso di essere tra i primi nel Veneto ad averlo fatto. Si tratta di una varietà di grano tenero utilizzata fino a metà del ‘900 e poi abbandonata per la resa bassa. È molto digeribile e ricca di proprietà nutritive. Recentemente ho seminato del grano duro più adatto al cous cous, che ho fatto arrivare dal Marocco. Produco anche farro, avena e segale».

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