Cementificio, il movimento “Cambiamo aria” scrive agli amministratori

Nella lettera si esprime il timore che nello stabilimento di Monselice possa essere autorizzato l’utilizzo di Css e si punta il dito contro «il silenzio assordante che circonda il cambio di proprietà»

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MONSELICE. Una lettera aperta agli amministratori locali nella quale si esprime il timore che nella cementeria di Monselice possa essere autorizzato l’uso di Css e si punta il dito contro «il silenzio assordante che circonda il cambio di proprietà». A firmarla i rappresentanti del movimento civico “Cambiamo aria”, preoccupati dall’accordo, ufficializzato nelle scorse settimane, che ha portato Buzzi Unicem ad acquisire il 100% di Cementizillo. «L’operazione non ci lascia assolutamente tranquilli, temiamo infatti che anche la nuova proprietà intenda utilizzare Css, per abbattere il costo dei combustibili derivati dal petrolio. In effetti questa ditta produce già un particolare tipo di “Css con finezza elevata” denominato CarboNext. Chiediamo che i nostri amministratori comunali, provinciali e regionali non rinneghino gli impegni assunti pochi mesi fa in relazione all’impiego di qualsiasi varietà di Css nella cementeria di Monselice».

Nella lettera si sottolinea la necessità di un deciso cambio di rotta. «Il 2021, anno di scadenza dell’Autorizzazione Integrata Ambientale della Cementeria, dovrà essere l’orizzonte di riferimento per la dismissione dell’impianto e fin da subito dovranno essere avviati percorsi di ricollocazione dei lavoratori attualmente impiegati. Monselice, carica di storia e di cultura, deve guardare in modo nuovo al futuro: ricordiamo che a novembre 2016 si è costituito ufficialmente il Biodistretto dei Colli Euganei, una strategia economica, turistica e culturale cui ha aderito anche il Comune di Monselice e che incoraggia uno sviluppo diverso del nostro territorio». In chiusura l’affondo. «Questa Amministrazione ha ritenuto di non invitare i rappresentanti del movimento alla riunione nella quale sono stati presentati i progetti di riconversione dell’area Italcementi. Le aperture al dialogo sbandierate sui giornali sono dunque contraddette dai fatti. Ecco perché siamo profondamente preoccupati per quanto potrà accadere nei prossimi mesi».

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